mercoledì 23 giugno 2021

BIOGRAFIE DEL CINEMA ITALIANO. G. MONTALDO. A. CATACCHIO, Giuliano Montaldo fra cinema, amore e militanza, IL MANIFESTO, 23 giugno 2021

 Un omaggio a Giuliano Montaldo viene celebrato domani al cinema Mexico grazie alla Milanesiana di Elisabetta Sgarbi. Nel pomeriggio dalle 14.30 proiezione di Sacco e Vanzetti seguito da Giordano Bruno. In serata dalle 20 incontro dibattito e a seguire l’esordio registico di Montaldo, Tiro al piccione del 1961, strapazzato da destra e sinistra alla presentazione veneziana dell’epoca, perché racconta di un repubblichino che ha sbagliato strada, «il piccione ero io» scherza oggi Montaldo «impallinato da tutti». Molti film sono passati da allora, Montaldo, oggi novantunenne, ha scritto la sua avventurosa autobiografia, Un grande amore (ed. La nave di Teseo). Laddove il grande amore è il cinema, ma soprattutto Vera Pescarolo consigliera e moglie di una vita. E si comincia con una curiosità legata al 22 febbraio 1930. La data di nascita di Giuliano a Genova. Solo che «questa è anche la data del matrimonio del papà e della mamma di Vera, mia moglie da 60 anni – racconta Montaldo – il suo babbo, Leonardo Pescarolo e sua madre Vera Vergani si sono sposati a Roma proprio quel giorno e Vera è nata esattamente nove mesi dopo. È accaduto e mi piace ricordarlo». Quasi la predestinazione per un grande amore.

lunedì 5 aprile 2021

ABOLITA LA CENSURA CINEMATOGRAFICA. Abolita definitivamente la censura cinematografica, Franceschini firma il decreto e nasce la commissione per la classificazione, LA STAMPA, 5 aprile 2021

 «Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti», così il Ministro della cultura, Dario Franceschini che ha firmato il decreto che istituisce la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche presso la Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura con il compito di verificare la corretta classificazione delle opere cinematografiche da parte degli operatori.

Marcia nuziale, 1965, regia di M. Ferreri


mercoledì 26 agosto 2020

ASPROMONTE. LA TERRA DEGLI ULTIMI (2019). UN FILM DI M. CALOPRESTI. M. RIZZO, "Aspromonte, la terra degli ultimi", quando il Cinema indaga sulle disuguaglianze, REPUBBLICA.IT, 11 gennaio 2020

 ROMA – Il film di Mimmo Calopresti, "Aspromonte, la terra degli ultimi", prodotto da Federica e Fulvio Lucisano (che compare nelle scene finali), si arrampica nell’ultima delle montagne della Sila più aspra dell’Aspromonte, eppure vicina al mare, e denuncia come la mancanza di infrastrutture, luce, assistenza, possano togliere ogni forma di dignità, in ogni tempo e in ogni parte del mondo in cui lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo diventa motivo di lotta per la liberazione.




lunedì 17 agosto 2020

MEMORIE DI UN ASSASSINO (2003). UN FILM DI BONG JOON-HO. LA NORMALITA' DEL MALE. RECENSIONE. 17 agosto 2020

 Davvero singolare nella sua ambientazione di fine anni Ottanta nelle campagne sud-coreane lontane dalla capitale Seul. Un omicida seriale uccide giovani donne con qualcosa di rosso addosso, nelle notti di pioggia e in concomitanza con una canzone, sempre la stessa, trasmessa, in quelle notti, da un'emittente locale. Ai due poliziotti locali dai metodi sbrigativi e violenti si affianca un detective spedito dalla capitale. Sulle prime sembrerebbe un poliziotto capace di usare altre strategie investigative, ma alla fine anch'egli cede al paradigma lombrosiano-frenologico in base al quale il colpevole deve presentare tratti del volto particolari. Ma il colpevole non si troverà. Anni dopo (dal 1986 si passa al 2003) uno dei due poliziotti locali, che ha cambiato, nel frattempo, lavoro in una Corea modernizzatasi, si ritrova a passare nelle campagne dove aveva visto, 17 anni prima, il primo cadavere della serie nascosto in un canale.


Altri articoli:

Raganelli, Intervista, 2019
Ryuzaki, Quattro chiacchiere con Bong Joon Ho, 2020
Barducci, Recensione, 17 febbraio 2020
Di Giorgio, Recensione, giugno 2020

sabato 15 agosto 2020

PASOLINI E LA PAURA DELLA REALTA'. A. CELESTINI, La poesia dell’errore, IL MANIFESTO, 15 agosto 2020

 Due paginette di Empirismo Eretico sono un piccolo testamento nel quale Pier Paolo Pasolini lascia una sua ossessione letteraria e umana, quasi pescata dall’inconscio.

«Se attraverso il linguaggio cinematografico io voglio esprimere un facchino, prendo un facchino vero e lo riproduco: corpo e voce» cioè «con la sua faccia, la sua carne e la lingua con cui lui si esprime». Moravia non è d’accordo e sostiene che quell’attore può anche essere un facchino vero, ma non deve parlare, altrimenti è cinema naturalistico. Bernardo Bertolucci gli risponde che bisogna prendere la bocca del facchino e metterci dentro «parole filosofiche» come fa il suo Godard. Così «finisce la discussione perché nessuno potrà mai togliere dalla testa di Moravia che ‘il cinema sia immagine’» e «nessuno potrà mai togliere dalla testa di Bertolucci che i facchini devono parlare come filosofi».

E QUI PASOLINI si chiede per quale motivo un facchino vero non possa stare in silenzio o parlare come un filosofo pur continuando a essere un facchino della realtà. Si chiede il perché di «tanta paura del naturalismo». Questo timore non «nasconderà, per caso, la paura della realtà?». Per il poeta quel facchino del cinema deve essere un facchino morto e, dunque, le parole che pronuncia saranno quelle che «si iscrivono nella memoria come epigrafi». Parole reali, ma risultato di una sintesi. Non bisogna averne paura. (...)

venerdì 31 luglio 2020

'FAVOLACCE'. INTERVISTA AI REGISTI. B. FIORENTINO, «I bambini sono gli unici che hanno dignità», IL MANIFESTO, 26 febbraio 2020

I bambini di Favolacce? «Siamo io e Damiano da piccoli» – raccontano i fratelli D’Innocenzo a Potsdamerplatz, a poche ore dalla premiere del loro secondo film alla Berlinale, due anni dopo il potente esordio con La Terra dell’abbastanza. «Nel nostro film ci sono ricordi della nostra infanzia, ma anche letteratura e cinema, perché questo non è un racconto autobiografico.