domenica 8 luglio 2018

MORAVIA AL CALEIDOSCOPIO. RECENSIONE A "MORAVIA OFF" di LUCA LANCISE. M. FAGOTTO, 8 luglio 2018


Nella parola "caleidoscopio" troviamo tre parole: "bello", "forma" e "sguardo". Abbiamo tutti guardato attraverso questo oggetto curioso il comporsi, sul suo fondo, di tutte quelle innumerevoli forme colorate che la rotazione del tubo originava. Un gioco di riflessi infinito capace di generare arabeschi, composizioni astratte, simmetrie colorate.

"Fino alla fine del mondo" (W. Wenders, 1991)


Sopra Bertolucci, sotto Maselli in "Moravia off"

martedì 26 giugno 2018

RECENSIONE. AL MASSIMO RIBASSO. G. FERRARA, Quando il liberismo è il principio regolatore del mondo, IL MANIFESTO, 26 giugno 2018

È come il chiodo che unisce due assi Al Massimo Ribasso, il film di Riccardo Iacopino presentato oggi al Festival del Cinema della cooperazione sociale, tra gli eventi della XXIV edizione dell’Isola del Cinema. L’iniziativa abita l’isola Tiberina con la programmazione di eventi-tassello tra le diverse arti che confluiscono nel cinema, proprio come i rami di un fiume che questo scoglio nel Tevere fende: i diversi percorsi esplorati si uniscono con il proprio corredo di visioni ed esperienze. E in questa isola irrompe un festival che mette sotto i riflettori il mondo della cooperazione, cui una società sbranata dal neoliberismo affida sempre più spesso l’ultimo scampolo di un pensiero sulla interconnessione tra le persone, tra le persone e l’ambiente, tra le persone e il mondo come dovrebbe essere.

lunedì 11 giugno 2018

RECENSIONE LAZZARO FELICE. F. FERZETTI, Lazzaro felice, una favola lieve e straziante, l'espresso, 8 GIUGNO 2018

n ragazzo di campagna, troppo buono per stare al mondo, muore, risorge e scopre che il mondo è cambiato. Non necessariamente in meglio. Il terzo film della dotatissima Alice Rohrwacher condensa la tragedia dell’Italia moderna, ovvero modernizzata, in una fiaba lieve e straziante che rimescola con libertà poetica, umorismo e immagini sempre calde di stupore, le fonti più diverse. 

lunedì 21 maggio 2018

RESTAURATO 'ULTIMO TANGO A PARIGI'. INTERVISTA CON A. APRA'.Mitologia di un evento, ALIAS-IL MANIFESTO, 19 maggio 2018

Torna nelle sale solo per tre giorni Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, il 21, 22 e 23 maggio in versione rastaurata. Chi lo vide alla sua uscita nel 1972, lo ricorda nella magnifica luce appena offuscata dal fumo delle sigarette, allora si fumava tanto al cinema, aggiungeva un filtro supplementare alle ottiche. Era anche l’anno del gran pezzo dell’Ubalda, di Gola profonda, dei racconti di Canterbury, della Cagna e altrettanti film politici come il Caso Mattei di Rosi o Sbatti il mostro in prima pagina di Bellocchio.

giovedì 29 marzo 2018

DOVE NON HO MAI ABITATO di PAOLO FRANCHI. RECENSIONE DI M. FAGOTTO, 29 marzo 2018

   Già è difficile accettare la sfida e stare a sentire l’infelicità – sempre poco credibile- dell’alta borghesia in un’epoca dove l’alta borghesia è diventata altissima, distante come non mai da quel 99% che vedemmo stampato sui cartelli nelle manifestazioni anti-finanziarie appena qualche anno fa.
IMMAGINE TRATTA DA: http://materialiedesign.it/non-mai-abitato-3-motivi-vederlo/

sabato 10 marzo 2018

SOCIETA' AMERICANA E RAZZISMO. MOONLIGHT. P. BIANCHI, Recensione, CINEFORUM, 16 febbraio 2016

Per riuscire ad apprezzare l’importanza di un film come Moonlightbisognerebbe mostrare prima di ogni proiezione del film, quasi come se fosse una “premessa”, almeno la prima parte di uno splendido documentario uscito lo scorso autunno negli Stati Uniti e poi su Netflix: 13th di Ava DuVernay. Nel ricostruire la persistente eredità della schiavitù nell’America contemporanea la DuVernay – regista black tra le più politicamente raffinate e lucide in circolazione – descrive il momento in cui, nei primi anni Ottanta durante il boom dell’internamento carcerario delle comunità di afro-americani, la war on drugs di Reagan iniziò a diventare parte della cultura popolare. L’esempio più eclatante è il controversissimo show televisivo Cops, dove una telecamera segue dei poliziotti in servizio intenti nella ricerca e nell’arresto, spesso conditi con spettacolari colluttazioni, di piccoli criminali da strada. Bad boys, bad boys / whatcha gonna do, whatcha gonna do /when they come for you («Cattivi ragazzi, che cosa farete quando vi verranno a prendere?») si cantava nella sigla. E non è forse un caso che tutti questi “cattivi ragazzi” fossero sempre e sistematicamente neri.