sabato 22 agosto 2026

ANNIVERSARI. DIRTY DANCING 40 ANNI DOPO. MARCHESI T., I quarant’anni di “Dirty Dancing”, un manifesto radical sotto mentite spoglie, DOMANI, 15 AGOSTO 2026

 Sembra immortale, intramontabile, perché è perfetto. Soprattutto perché sotto una patina da period romance calpesta stereotipi con furia iconoclasta. Dirty Dancing è un guilty pleasure che contrabbanda politica: coniuga lotta di classe e desiderio, emancipazione femminista e heartbeat sfacciato, mambo e sfruttamento capitalista

Primo ciak il 5 settembre 1986. Non è una data da targa di bronzo. Nemmeno da annali del cinema. Eppure l’oggetto che inizia a prendere forma nel Mountain Lake Lodge, venerabile resort sulle Appalachian Mountains della Virginia, da quarant’anni provoca dipendenza. A nome delle generazioni di donne colpite da questo virus inestirpabile, prego perché non arrivi mai un vaccino anti Dirty Dancing. Non è un film, è una metastasi benigna. Sembra immortale, intramontabile, perché è perfetto. Lucidamente sovversivo cioè, e senza data di scadenza.


sabato 9 maggio 2026

LE CITTA' DI PIANURA. D'ORRICO A., È Scarpa il più grande di tutti, i necrologi a volte rasserenano, DOMANI, 25.10.2025

 Gigi Morabito scrive: «Ho letto la sua ultima rubrica. Ma perché sconsiglia il film Tre ciotole? A me è sembrato bello (non ho letto il libro di Michela Murgia, ma mia figlia dice che è splendido)».


DAVID DONATELLO. LE CITTA' DI PIANURA. MARCHESI T., La lost generation del Veneto: ecco il film più bello di Cannes, DOMANI, 21.05.2025

 Le città di pianura di Francesco Sossai è uno dei due film italiani nella sezione Un Certain Regard del festival. Cinematograficamente, è un UFO. Ma è più calzante il termine “unicorno”. È una creatura cinematografica di fantasia che non appartiene a nessun genere o specie censita. Racconta per immagini l’imbarbarimento di un paesaggio. Quello veneto. Annota istantanee e unisce i puntini, in un viaggio a tre che da lontano richiama Il sorpasso



mercoledì 22 aprile 2026

CAMUS, LO STRANIERO. LE CONSIDERAZIONI DI J-P. SARTRE, SITUATIONS I, 1947

 Il documento è un'analisi critica di Jean-Paul Sartre sull'opera L'Étranger di Albert Camus, pubblicata nel 1942. Sartre esplora il concetto di "assurdo" che permea il romanzo e lo collega alle idee filosofiche espresse da Camus nel suo saggio Le Mythe de Sisyphe. Secondo Sartre, il protagonista Meursault incarna l'uomo assurdo, che vive senza illusioni, senza speranza e senza cercare giustificazioni razionali per la sua esistenza. Meursault è descritto come un "innocente" che non si conforma alle norme sociali, vivendo nel presente e rifiutando le convenzioni emotive e morali.

Sartre analizza la tecnica narrativa di Camus, caratterizzata da frasi brevi e disgiunte che riflettono la discontinuità del tempo e l'assenza di causalità nel mondo assurdo. Il romanzo è presentato come una successione di momenti isolati, privi di legami significativi, che mettono in evidenza il disordine e la casualità dell'esistenza umana. Nonostante ciò, Sartre riconosce che L'Étranger è un'opera classica e ben strutturata, che, pur trattando dell'assurdo, mantiene un ordine intrinseco.



Infine, Sartre confronta lo stile di Camus con quello di autori come Kafka e Hemingway, sottolineando le differenze e le somiglianze. Mentre Kafka esplora la trascendenza impossibile, Camus si concentra sull'assenza di trascendenza e sul caos del mondo. Sartre conclude che L'Étranger è un'opera che, pur non essendo un romanzo tradizionale, si avvicina al genere del racconto filosofico, simile ai lavori di Voltaire.

SINTESI DEL TESTO FATTA DALL'ASSISTENTE AI DI ADOBE

martedì 21 aprile 2026

TEORIE CINEMATOGRAFICHE. BIANCHI P. L'INQUIETUDINE DELL'IMMAGINARIO, ORTHOTES, 2026

artiamo da una premessa: la psicoanalisi non è uno strumento che ci aiuta a capire noi stessi o il mondo che ci circonda. Non esiste una psicoanalisi di qualche cosa. Non c’è psicoanalisi del cinema, dell’arte, della letteratura, né tantomeno della filosofia. Non esiste nemmeno una psicoanalisi del sociale. Una delle grandi novità della psicoanalisi – che la rende una forma di sapere moderno in una forma assolutamente peculiare – è stata quella di non costituirsi come un corpus di conoscenze classicamente intese, e quindi di non costituirsi come una disciplina vera e propria. 



Questo ne impedisce ogni forma di applicazione a oggetti artistici, così come alla politica, all’antropologia, alla sociologia o a qualunque altra disciplina. La psicoanalisi semmai apre una prospettiva etica del tutto inedita, che nelle pagine seguenti proveremo ad andare a delineare per quanto riguarda l’esperienza del campo visivo. Si tratta di un punto che spesso viene a mancare in quella appropriazione universitaria del pensiero di Freud o di Lacan che finisce frequentemente per ridurli alla stregua di comparse della storia della filosofia. Ma la psicoanalisi non si basa su un insieme di concetti, premesse, postulati ecc. non si basa cioè su degli enunciati che dicono delle cose sul mondo o su dei problemi filosofici. Potremmo prendere come esempio l’operazione dell’analista in seduta, che più che parlare del sintomo del paziente come farebbe un medico o uno scienziato empirista, si limita a produrre dei tagli o dei cambiamenti nella punteggiatura nel discorso dell’analizzante. Usa, per così dire, la forbice più che la parola.

venerdì 17 aprile 2026

RECENSIONI. LO STRANIERO DI F. OZON. SCARLATO C., In lotta per la fine, MORGANAWEB, 3.09.2025

 Esiste una narrazione per la quale la Francia avrebbe saputo “spalancare le porte” ad Algeri, inaugurando così una “nuova frontiera della libertà” che avrebbe condotto gli stessi cittadini algerini a volersi dichiarare francesi. Questa controversa narrazione emerge in maniera netta nel filmato d’archivio che François Ozon inserisce all’inizio del suo adattamento cinematografico del romanzo di Albert Camus, L’étranger (1942), quasi a rimarcare la necessità di contestualizzare la vicenda particolare entro un campo di riferimento più ampio e, inevitabilmente, più problematico. Detto altrimenti, i fatti legati al personaggio di Meursault (che rappresenta in senso esemplare la componente francofona di Algeri) attraversano un segmento di storia recente le cui conseguenze insistono ancora oggi su diversi territori geografici dove l’identità culturale resta una questione in sospeso. La pratica coloniale documentata dal filmato non è che la manifestazione evidente del tentativo di un Paese dominatore di intervenire su un territorio, dominato in senso indebito, con il solo scopo di modificarlo in maniera radicale – i viali alberati, l’utilizzo di cartelli in lingua non araba, la promozione di uno stile di vita diverso sono soltanto alcune delle pratiche di un processo su cui qui è complesso riflettere in modo adeguato senza incorrere nel rischio di una troppo facile semplificazione.



lunedì 13 aprile 2026

GIOVANE CRITICA ITALIANA. VARALLO B. Un addio ai nostri padri, da I pugni in tasca a El Paraíso, CINECRITICAWEB, 01, 2025

   ALTRI ELABORATI


Beatrice Varallo

Un addio ai nostri padri, da I pugni in tasca a El Paraíso

“Prima la vita e poi il cinema”
Luigi Comencini (Fabrizio Gifuni) ne Il tempo che ci vuole

giovedì 9 aprile 2026

LA SCOMPARSA DI MARIO ADORF. È morto l'attore Mario Adorf, aveva 95 anni, LA STAMPA, 9 APRILE 2026

 attore svzzero Mario Adorf, grande interprete di stampo internazionale dalla vasta gamma espressiva e dal ricco repertorio, capace di spaziare da ruoli di potenti mafiosi a quelli di membri dell'alta società e di uomini al servizio della legge, è morto mercoledì 8 aprile nel suo appartamento a Parigi, dopo una breve malattia, all'età di 95 anni. 


lunedì 12 gennaio 2026

REMAKE. L'INVASIONE DEGLI ULTRACORPI NEL 1978 E L'AVVENTO DI DONALD TRUMP. BROUGHTON C. ‘We used pig squeals to create their shriek’ … how we made Invasion of the Body Snatchers. INTERVISTA CON P. KAUFMAN, THE GUARDIAN, 29.04.2024

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"Conoscevo e conosco ancora strizzacervelli come il personaggio di Leonard Nimoy. Nella scena in cui firma i libri c'erano molti dei miei amici scrittori di San Francisco. La donna con cui Jeff Goldblum discute è mia moglie, Rose. Queste persone fanno parte della San Francisco che amo, il mondo che è sempre messo in pericolo dai baccelli – "baccelli" in questo caso è una metafora per le persone che vogliono sopravvivere a tue spese piuttosto che coesistere. Ho visto una vignetta di Trump nella posa di Donald Sutherland alla fine del film, che indica e urla. Quel mondo Maga è quello che attualmente mi sento più in pericolo."



giovedì 8 gennaio 2026

LA MORTE DI BELA TARR. GIOSSI G., Addio a Béla Tarr, capace di dare forme e luce all’animo umano, DOMANI, 6.01.2026

 Scomparso a settanta anni dopo una lunga e grave malattia, come indica il comunicato dell’European Film Academy, Béla Tarr, ungherese, è stato uno dei più importanti cineasti europei, amato dalla critica e (purtroppo) ancora poco noto al grande pubblico. In Italia ha avuto tra i suoi ammiratori Enrico Ghezzi che più volte ha proposto le sue opere nelle lunghe e bellissime notti di Fuori orario.



Tarr ha rappresentato una voce unica, forte e straordinariamente originale che ha trovato il suo pieno compimento in quello che viene definito il suo più grande capolavoro, Sátántangó del 1994. Il film epico anche nella sua durata, oltre sette ore, nasce dal romanzo del premio Nobel ungherese (e amico) László Krasznahorkai che ne scrive anche il soggetto.

lunedì 10 novembre 2025

CINEMA E POLITICA ITALIANA. VELTRONI W.,Anna Negri, figlia di Toni: «La mia vita segnata da lui. Duro trovarsi bambini con i fucili in casa, la nostra famiglia fatta a pezzi» Intervista con Anna Negri, CORRIERE DELLA SERA, 10.11.2025

 

Anna Negri, figlia di Toni: «La mia vita segnata da lui. Duro trovarsi bambini con i fucili in casa, la nostra famiglia fatta a pezzi»

di Walter Veltroni

Anna e il film in dialogo con il padre: «Serve a capirci prima di separarci»

Anna Negri: «La vita di Toni Negri ha segnato la mia da figlia. Ma lui fu un capro espiatorio: glielo disse in cella Cossiga»

Anna Negri, 60 anni, regista, con il padre Toni, filosofo, politico, attivista e politologo, scomparso nel 2023 a Parigi

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CINEMA ISRAELIANO AL TEMPO DEL GENOCIDIO. SPINIELLO A., Yes, di Nadav Lapid, SENTIERI SELVAGGI, 24.05.2025

 Y. e Jasmine, un precario musicista jazz e la sua compagna ballerina fanno fa la “bella vita”. Si divertono abbandonandosi agli eccessi, frequentano i giri che contano e le feste esclusive di Tel Aviv. E donano “arte, corpo, anima” a chi offre di più. Di fatto, sono due persone che si prostituiscono, in un modo e nell’altro. Fisicamente, professionalmente, moralmente. Ma tutto questo sembra essere vissuto in maniera “indolore”, senza alcun segno di rimorso, in piena incoscienza, con gioia e disponibilità infinita. Eppure di deposita sul fondo, in un grumo indistinto di frustrazione, rabbia, forse disgusto. 







giovedì 16 ottobre 2025

CINE MA E POLITICA. LA GRANDE AMBIZIONE. PALANDRI E., Enrico Berlinguer e la grande illusione, DOPPIOZERO, 26 NOVEMBRE 2025

 Prima ancora di vedere Berlinguer, la grande ambizione di Andrea Segre, un disagio, purtroppo familiare, è riaffiorato in conversazioni tra amici. Qualcosa di profondo nella storia della sinistra, che discende da Gramsci e che arriva fino a Berlinguer (ne ho già parlato a proposito di Matteotti su doppiozero). Ha a che fare con l’idea di egemonia e meriterebbe una discussione a parte. Perché la sinistra, sempre ampia, varia, paga prezzi alti quando alle scadenze elettorali si presenta con tutte le proprie diversità; ma paga prezzi anche più alti quando le sopprime.

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martedì 23 settembre 2025

FAMILIA DI F. COSTABILE. ANALISI DI J. BAZZI, La catarsi nera della famiglia, da cui si esce morti o assassini, DOMANI, 20.10.2024

 Il film Familia è un’analisi complessa delle strutture di potere e del male che si annida dentro tanti nuclei familiari. Una narrazione che va contro le retoriche edificanti e conservatrici, tanto in voga nelle destre contemporanee


giovedì 5 giugno 2025

ANNIVERSARI. HITCHCOCK. MAZZARELLA F., «Il club dei 39/The 39 Steps» compie 90 anni: Hitchcock gioca costantemente sul confine tra realtà e rappresentazione, CORRIERE.IT, 5.06.2025

 Il 6 giugno 1935 esce nelle sale inglesi “Il club dei 39/The 39 Steps” di Alfred Hitchcock, tratto liberamente dal romanzo di John Buchan del 1915 “I trentanove scalini” e sceneggiato da Charles Bennett e Alma Reville. È uno dei film più emblematici della fase britannica del Maestro; e tra quelli più ricchi di temi e stilemi che segneranno gran parte delle sue opere a venire. Ne è protagonista Richard Hannay (Robert Donat), canadese a Londra, che dopo aver assistito a uno spettacolo del mentalista Mister Memory (Wylie Watson) si ritrova coinvolto in un complotto internazionale quando la misteriosa Annabella Smith (Lucie Mannheim), che gli aveva chiesto aiuto, viene pugnalata subito dopo avergli rivelato l’esistenza di una rete di spie -intenzionata a trafugare un segreto militare- il cui capo è riconoscibile dall’assenza di una falange del mignolo destro. Accusato dell’omicidio, Richard fugge in treno e, braccato, bacia una passeggera, Pamela (Madeleine Carroll), per sfuggire alla polizia. Non sarà che l’inizio di una serie di complicati eventi che vedrà le vite dei due intrecciarsi inesorabilmente prima di confrontarsi un’ultima volta al cospetto di Mister Memory con il professor Jordan (Godfrey Tearle), deus ex machina dell’organizzazione. 



lunedì 31 marzo 2025

CINEMA E CENSURA IN USA. IL CODICE HAYS. GAETANI L., Almanacco di oggi, 31 marzo: l’era della censura a Hollywood, REPUBBLICA, 31.03.2025

 Nel 1930 a Los Angeles nasceva il Motion Picture Production Code – detto “codice Hays” – che mirava a controllare la moralità dei film americani dopo l'arrivo del sonoro

martedì 18 marzo 2025

ANNIVERSARI. PROFONDO ROSSO 50 ANNI DOPO. MORETTI M., La Torino di “Profondo Rosso” a 50 anni dal capolavoro del thriller horror firmato Dario Argento, LA STAMPA, 13.03.2025

 inquant’anni fa, il 7 marzo del 1975, usciva nelle sale ‘Profondo Rosso’, il più famoso tra i venti film diretti da Dario Argento per il grande schermo. Si svolge a Roma la vicenda del pianista jazz inglese Marc Daly, (interpretato da David Hemmings) che assiste all'omicidio della vicina di casa e giovane sensitiva Helga Ullmann (interpretata da Macha Méril) e delle sue indagini accompagnate da una sequenza di omicidi. Ma è a Torino - città esoterica, vertice dei triangoli di magia bianca (Torino, Lione, Praga) e di magia nera (Torino, Londra, Chicago) - che il regista girò gran parte delle scene del thriller horror. Il ‘maestro del brivido’ - come è soprannominato Dario Argento – famoso in Francia, Giappone e Stati Uniti, oltre che in Italia – scelse il capoluogo piemontese perché è “il luogo dove i miei incubi stanno meglio”. E le tormentose ossessioni sono la migliore fonte di ispirazione per una sceneggiatura dell’orrore. Intuizione che Argento ebbe visitando Torino fin da bambino, tra simboli esoterici e richiami alchemici, satanici e occulti.


Villa Scott