lunedì 21 maggio 2018

RESTAURATO 'ULTIMO TANGO A PARIGI'. INTERVISTA CON A. APRA'.Mitologia di un evento, ALIAS-IL MANIFESTO, 19 maggio 2018

Torna nelle sale solo per tre giorni Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, il 21, 22 e 23 maggio in versione rastaurata. Chi lo vide alla sua uscita nel 1972, lo ricorda nella magnifica luce appena offuscata dal fumo delle sigarette, allora si fumava tanto al cinema, aggiungeva un filtro supplementare alle ottiche. Era anche l’anno del gran pezzo dell’Ubalda, di Gola profonda, dei racconti di Canterbury, della Cagna e altrettanti film politici come il Caso Mattei di Rosi o Sbatti il mostro in prima pagina di Bellocchio.

giovedì 29 marzo 2018

DOVE NON HO MAI ABITATO di PAOLO FRANCHI. RECENSIONE DI M. FAGOTTO, 29 marzo 2018

   Già è difficile accettare la sfida e stare a sentire l’infelicità – sempre poco credibile- dell’alta borghesia in un’epoca dove l’alta borghesia è diventata altissima, distante come non mai da quel 99% che vedemmo stampato sui cartelli nelle manifestazioni anti-finanziarie appena qualche anno fa.
IMMAGINE TRATTA DA: http://materialiedesign.it/non-mai-abitato-3-motivi-vederlo/

sabato 10 marzo 2018

SOCIETA' AMERICANA E RAZZISMO. MOONLIGHT. P. BIANCHI, Recensione, CINEFORUM, 16 febbraio 2016

Per riuscire ad apprezzare l’importanza di un film come Moonlightbisognerebbe mostrare prima di ogni proiezione del film, quasi come se fosse una “premessa”, almeno la prima parte di uno splendido documentario uscito lo scorso autunno negli Stati Uniti e poi su Netflix: 13th di Ava DuVernay. Nel ricostruire la persistente eredità della schiavitù nell’America contemporanea la DuVernay – regista black tra le più politicamente raffinate e lucide in circolazione – descrive il momento in cui, nei primi anni Ottanta durante il boom dell’internamento carcerario delle comunità di afro-americani, la war on drugs di Reagan iniziò a diventare parte della cultura popolare. L’esempio più eclatante è il controversissimo show televisivo Cops, dove una telecamera segue dei poliziotti in servizio intenti nella ricerca e nell’arresto, spesso conditi con spettacolari colluttazioni, di piccoli criminali da strada. Bad boys, bad boys / whatcha gonna do, whatcha gonna do /when they come for you («Cattivi ragazzi, che cosa farete quando vi verranno a prendere?») si cantava nella sigla. E non è forse un caso che tutti questi “cattivi ragazzi” fossero sempre e sistematicamente neri.

sabato 30 dicembre 2017

CINEMA E IL MALESSERE DELLE SOCIETA' GLOBALIZZATE. LOVELESS E THE SQUARE. M. BELPOLITI, The Square & Loveless: arte amore e bambini, DOPPIOZERO, 22 dicembre 2017

I due film più belli oggi nelle sale parlano della medesima cosa. The Square dello svedese Ruben Östlund e Loveless del russo Andrey Zvyagintsev. Non proprio la stessa cosa, ma qualcosa di simile. The Square ha come protagonista Christian, direttore del museo svedese d’arte contemporanea. 


dal sito DOPPIOZERO

 

martedì 26 dicembre 2017

HAPPY END DI M. HANEKE. M. FAGOTTO, Gruppo di famiglia in uno smartphone, 27 dicembre 2017

   La grande borghesia contemporanea sembra dedita solo a soddisfare il proprio desiderio sessuale, mentre non c’è più niente che la coinvolga nel senso del consumo ostentatorio dei simboli della grande cultura del passato (la sequenza del concerto della violoncellista davanti alla famiglia e ai parenti riuniti del patriarca che celebra i suoi 85 anni è esilarante. En passant, sembra che Haneke denunci la fine che la musica ha fatto anche nei Paesi di tradizione protestante così attenti, nel passato, a questa pratica di ispirazione religiosa).






sabato 9 dicembre 2017

CINEMA E SOCIETA'. HAPPY END. C. PICCINO, L’irruzione della rabbia nel quotidiano orrore di una famiglia borghese, IL MANIFESTO, 30 novembre 2017

L’istantanea di una famiglia borghese europea». Le parole che Haneke utilizza per riassumere il suo nuovo film ne restituiscono in pieno il senso. Happy End – Lieto fine con molte sfumature nell’universo del regista austriaco – ritrova il protagonista del Palma d’oro Amour (2012), Jean-Louis Trintignant e l’icona Isabelle Huppert anche se più che una conferma le loro presenze sembrano alludere a una relazione ininterrotta con i precedenti film, qualcosa di più della cifra d’autore, quasi un sequel – «Mia moglie era malata e l’ho soffocata» racconta alla giovane nipote il personaggio di Trintignant in Happy Endarrivando da Amour con la sua vecchiaia infelice.